Elementi di rischio per la salute pubblica
Come evitare di essere immersi in campi elettrici di oltre 300V/m per ore a discapito della nostra salute.
A seguito del Covid-19 molte aziende hanno “finalmente” deciso di iniziare a sperimentare ed adottare a favore dei dipendenti lo smart working.
In Italia lo smart working non è ancora molto diffuso e anche le norme in materia mostrano tutta l’impreparazione al tema da parte del legislatore e degli enti preposti.
Un esempio?
L’attuazione e controllo delle norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, legalmente definita come il decreto legge 81/2008 (https://it.wikipedia.org/wiki/Testo_unico_sulla_sicurezza_sul_lavoro)
Ricordiamo inoltre che i limiti imposti dalla legge per alcuni campi elettromagnetici (le alte frequenze) in ambienti domestici in cui rimaniamo per più di 4 ore sono di 6 V/m (campo elettrico) e 0,016 A/m (campo magnetico).
Cosa c’entra però lo smart working con l’elettrosmog?
All’interno degli uffici, a seguito della legge 81, l’RSPP ha l’obbligo di assicurare il rispetto delle norme per la sicurezza dei dipendenti, inclusi controlli periodici dei livelli di inquinamento da campi elettromagnetici.
Ma a casa ciò non avviene e quindi come possiamo tutelarci?
In primis è importante conoscere quali sono le principali fonti di inquinamento elettromagnetico a cui possiamo andare incontro.
In questo articolo tratteremo:
- Elettrosmog da caricabatteria del PC
- Elettrosmog prodotto dal router Wi Fi
- Elettrosmog prodotto da cavo Ethernet
- Elettrosmog prodotto da lampade a risparmio energetico
Quali sono i rischi per la salute pubblica legati all’elettrosmog?
L’elettrosmog è una forma di inquinamento ambientale studiata già dagli anni ‘80 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che lo annovera tra le possibili cause di tumori e altri disturbi come:
- stanchezza
- mal di testa
- difficoltà a concentrarsi
- impotenza
- …
e quindi non c’è da meravigliarsi se nel decreto 81/2008 sulla Sicurezza dei luoghi di lavoro si fa riferimento al rischio rappresentato dall’esposizione ai campi elettromagnetici con specifici valori e protocolli di misurazione (come quelli indicati dall’ICNIRP).
Il mondo scientifico non conosce ancora a fondo gli impatti che hanno sull’uomo le esposizioni alle diverse frequenze d’onda ma quello che sappiamo oggi è già sufficiente per richiederne una esposizione limitata e controllata al fine di tutelare la nostra salute.
Chi volesse approfondire può leggere le linee guida e impatti sulla salute divulgati dalla Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni non Ionizzanti (ICNIRP) al seguente link:
http://old.iss.it/binary/elet/cont/Lineeicnirp.1202392595.pdf
Continuiamo quindi entrando nel merito delle sorgenti dell’elettrosmog domestico a cui dobbiamo fare attenzione soprattutto per chi fa lavoro in modalità di smart working.
Elettrosmog da caricabatteria del PC
Dei killer silenziosi sono i caricabatterie e in particolare quelli dei PC.
I nuovi PC sono già abbastanza schermati e lavorando a bassa tensione non generano problemi rilevanti da elettrosmog, se vengono rispettate le regole di un uso responsabile.
I problemi giungono quando utilizziamo il PC collegato all’alimentatore.
Di seguito vediamo i valori del campo elettrico generato da:
- PC senza caricabatterie (valore del campo elettrico: 3,38 V/m)
- PC collegato all’alimentazione (valore del campo elettrico: 332,5 V/m)
Consiglio Elettrock:
- Utilizziamo il PC quando non è connesso al caricabatteria, tenendo comunque il PC non a contatto con il corpo (es: sulle gambe);
- Facciamo caricare il PC quando non lo utilizziamo, nelle pause o la sera per il giorno dopo;
- Impostiamo la modalità di risparmio energetico per allungare la durata del ciclo di ricarica della batteria;
Elettrosmog prodotto dal router Wi Fi
Il router Wi Fi emette radiofrequenze sui 2,4 GHz e 5 GHz generando continuamente campi elettromagnetici che vengono assorbiti da tutti gli abitanti della casa.
Le radiazioni sono tanto più intense quanto più vicini ci troviamo al router.
Molti router di nuova generazione hanno l’opzione di trasmettere dati anche sulla lunghezza d’onda dei 5 GHz incrementando la radiazione emessa dal router, inutilmente.
Consigliamo di:
- Mettere il router in un luogo non frequentato dagli inquilini (es: corridoio, ingresso);
- Tenere il router ad almeno 3 metri da dove lavoriamo o passiamo molte ore (es: tavolo da lavoro, divano e cucina);
- Disabilitare la funzione 5 GHz del router (per sapere come fare cerca su google, sul manuale del router o sul sito del tuo service provider);
Elettrosmog prodotto da cavo Ethernet
Tutti pensiamo che la connessione via cavo è la scelta migliore rispetto a una connessione Wi Fi. Ma è veramente così?
Abbiamo testato la connessione internet via cavo Ethernet utilizzando un cavo di ultima generazione di categoria 7 di lunghezza pari a 5 metri collegato a un moderno router Wi Fi.
Il risultato ci ha lasciato molto increduli in quanto su tutta la lunghezza del cavo abbiamo registrato un campo elettromagnetico paragonabile a quello esistente sotto ad un pilone di un elettrodotto.
FOTO C
Un valore di campo elettrico di oltre 100 V/m è un valore molto elevato per ambienti in cui sostiamo per più di 4 ore.
Molti di voi potranno dire che quello è il valore sul cavo e che può essere quindi irrisorio alla distanza del corpo umano.
Siamo realmente sicuri di ciò?
Molto spesso, per questioni di design dei PC, il cavo è vicino alle mani dell’utilizzatore che batte i tasti sulla tastiera.
Molto spesso il cavo corre sulla scrivania e magari scende da essa vicino al nostro corpo, lungo le gambe o facendo giri più fantasiosi a seconda del vostro ordine o abitudini.
Consigliamo quindi:
- Evitare il contatto del cavo con il corpo e aumentare il più possibile la distanza;
- Utilizzare cavi schermati di cat 7;
- Ricordarsi di disconnettere il Wi Fi dalle impostazioni del PC se si utilizza una connessione Ethernet per limitare le emissioni di radiofrequenze del PC;
Elettrosmog prodotto da lampade a risparmio energetico
Possono sembrare innocue anche le lampade a risparmio energetico ma non c’è proprio da fidarsi.
Le lampade a risparmio energetico emettono campi elettromagnetici molto intensi quando accese.
Potete notare dalle immagini di seguito i valori rilevati.
Inoltre le lampade emettono campi elettromagnetici anche se non accese ma semplicemente connesse alla spina come potete vedere nella foto seguente.
Consigliamo quindi:
- Avere ad almeno un metro di distanza la lampada e possibilmente non vicino alla testa;
- Scollegare dalla presa elettrica la lampada quando non la si usa;
- Preferire il più possibile la luce naturale rispetto a quella artificiale;
Conclusioni
Abbiamo visto quanto possa essere semplice ed economico mettere in sicurezza la propria postazione di lavoro mitigando il rischio elevato derivato dall’esposizione ai campi elettromagnetici con questi semplici consigli, anche durante lo smart working.
I vantaggi per la salute sono innumerevoli e siamo convinti che anche la produttività ne giovi a riguardo.
E’ difficile che ci possa essere qualcuno che possa essere interessato alla nostra salute più di noi stessi. Per questo motivo è importante nutrire consapevolezza su queste tematiche e adottare semplici comportamenti per tutelare noi e i nostri cari.
Speriamo quindi che con le nostre simulazioni e misurazioni siamo riusciti a rendere evidente quello che può trasformarsi in un fattore di rischio elevato per la nostra salute.
Le misurazioni sono state effettuate con rilevatore di campo elettromagnetico professionale modello SMP2 della Wavecontrol con sonda tarata per le BF (range 1Hz-400KHz).
Se hai delle domande, scrivi pure sulle nostre pagine social.
Commenti recenti